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I millenial sembra siano propensi a cambiamenti di lavoro frequente. Una scelta consapevole o la conseguenza del precariato sempre più diffuso? Qualche dato ci aiuta a capire le motivazioni e cosa un manager dovrebbe fare, per governare con successo la sua area coinvolgendo in modo adeguato i millenial.
Andrea è il socio più giovane di Fattoria e ha subito trasferito l’autodisciplina e l’impegno del nuoto nel lavoro.

Con gli occhi di un bambino

Sono sconcertato di come tante persone che incontro nella vita privata e nel lavoro facciano fatica ad accettare il cambiamento. Niente di nuovo, lo dicono tanti consulenti e formatori da anni. Il concetto di zona di comfort è ormai molto diffuso. E allora qual è il mio contributo? Amo la comunicazione e purtroppo assisto spesso al suo sacrilegio, cioè, a persone che la utilizzano male anche verso sé stesse.

Se parlo di comunicazione, il mio primo mentore è stata Tania Bianchi. Donna di una lucidità fuori dal comune e con una grande capacità di rendere semplici cose che altri spigavano in modo complicato o tecnico. Torno quindi al cambiamento perché, come faceva Tania, voglio rendere la cosa facile. Do per scontato che in questo momento tutte le persone stanno affrontando almeno un cambiamento o si stanno ponendo nella condizione di affrontarlo o rimandarlo.
Il cambiamento non sarebbe complicato se non per il fatto che a renderlo spesso inaccettabile è la paura del fallimento.

  • Il cambiamento è una componente “naturale” della nostra vita.

  • Da quando siamo nati, quante volte lo abbiamo attivato?

  • Tantissime, solo che non ci pensiamo.

Infatti, adesso camminiamo ma, quando siamo nati non lo facevamo ancora. I bambini più sono piccoli è più convivono con il cambiamento, è parte del loro “naturale” processo di crescita. Anzi il cambiamento si mischia con il gioco. Adesso ti sembra più familiare e meno brutta la parola cambiamento?
E allora che diavolo succede crescendo?

Succede che nel mondo degli adulti c’è sempre qualcuno che ha delle aspettative su di noi: Il tuo capo, il tuo collega, i tuoi amici, il tuo partner. E se non le ottemperiamo veniamo visti come coloro che hanno “fallito”. E non credo che nella cultura dominante occidentale la parola “fallimento”, a torto, sia portatrice di buone emozioni. Chi di noi vorrebbe sentirsi un fallito?

Quindi, non è il cambiamento il problema ma le possibili conseguenze negative che produrrebbe un’emozione che noi rifuggiamo. Anzi, ad andare alla radice, il problema è cosa pensano gli altri di noi. E quindi, sempre per farla facile, se dai meno importanza agli altri e fai quelle che serve a te, il sole sorge ugualmente e il mondo non crolla.

Se stai pensando a un cambiamento, anche impegnativo e pensi che sia utile per la tua vita, mettilo in atto e non perdere tempo. Gli altri se ne faranno una ragione e tu avrai guadagnato qualche anno di qualità di vita migliore. Il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo, non serve avere 80 anni per rendersene conto.
E sei vuoi cambiare e non sai da che parte iniziare, osserva i bambini e fatti ispirare. E se non bastasse, fatti aiutare ma, fallo. Non scendere a compromessi. E’ la qualità della tua vita in gioco.

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